Maternità | 2005-2016

#experience#lifeportrait

“Esiste un solo modo  per rivivere un emozione:ricordarla attraverso il  proprio corpo.”

 Ritrarre una Madre per un artista è un grande privilegio.Nella storia dell’arte “Ia maternità” è tra i temi più indagati e rappresentati;è sempre stato molto importante che la donna, in attesa o già madre, venisse accarezzata insieme al proprio figlio dalla bellezza, dall’armonia e da quel senso del divino, che la vita ha regalato a noi donne e che l’arte è senza dubbio in grado di esaltare.

Un approccio relazionale e performativo, come il linguaggio da me utilizzato, è qualcosa di ancora più prezioso: dialogare attraverso il contatto con una creatura ancora totalmente protetta dal corpo di sua madre, è segno di un profondo senso di apertura e fiducia verso di me, e quindi verso il  mondo che sarà pronto ad accoglierlo o che già lo accoglie giorno dopo giorno.

Se tu e il tuo bambino o la tua famiglia deciderete di vivere questa esperienza con me,
farò del mio meglio affinché in eterno si continui a manifestare Ia stessa emozione che state vivendo ora, in questa preziosa attesa.

La mia ricerca artistica si è evoluta anche grazie a molti bambini che hanno ricevuto in dono da propri genitori quest’opera d’arte:  l’impegno che metto nel mio lavoro è anche per garantire loro l’unicità e Ia preziosità di un opera che nel tempo è destinata ad acquistare valore, emotivo e anche economico.

In questi lunghi anni di esperienza ho raccolto una serie di domande e dubbi frequenti che ho sono pronta a chiarire inviandomi una mail qui. Con gratitudine, paola”

True Love | 2016

donna in attesa, garze, gesso e  resina, calco sospeso su scatolare in legno verniciato, con inserto di fotografia digitale su plexiglass, retroilluminazione a led.

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COMPOSIT MAMME

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Kate | 2015

#experience#lifeportrait

Olio, garze gessate, gesso in polvere, basamento in alluminio e fotografia digitale su plexiglass
Oil, gauze plaster, plaster powder, aluminum case and digital photography on plexiglass

 47x40x13 cm

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Esse | 2011

#experience#lifeportrait

calco ed elaborazione fotografica su supporto in plexiglass e base in ferro
face, gauze, plaster, resin and empathy with digital rho print on plexiglass and iron basement

26x10x30 cm

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Twins | 2011

#experience#lifeportrait

donna e uomo,garza gesso resina ed empatia su pannelli in plexiglass installati su trave in legno grezzo, woman and man, gauze, plaster, resin and empathy with digital rho print on plexiglass

165x80x25 cm

21

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Matilde | 2016

#experience#lifeportrait

empatia, olio, garze gessate, gesso in polvere, basamento in alluminio, fotografia digitale su plexiglass e retro illuminazione a led.

 43x23x53 cm

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Io Blu | 2011

#experience#lifeportrait

volto, garza,gesso, resina, capelli bulloni ed empatia su elaborazione fotografica in stampa rho su plexiglass

face, gauze, plaster, resin and empathy, hair and bolts with digital rho print on plexiglass

26x21x35 cm

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Guarda-mi | 2008

#art#sculpture

Donna, garza, gesso e resina con foglie d’oro
80x40x25 cm/ Woman, gauze, plaster e resin with gold ‘s leaves
PRIVATE COLLECTION

Il pozzo è il luogo della memoria.
Quella scura, profonda, sommersa.
E’ il luogo di un tempo non lineare ma circolare, che ritorna nel punto da cui è partito.

In questo luogo di tempo concretissimo trovano perfetta collocazione le opere di Paola Michela Mineo.

Sculture, come ho già ricordato, forti di un estrema attualità, ma anche poetiche ed evocative, plasmate da un tempo, come quello del pozzo, che piega su se stesso, sembra tornare, inesorabile.

Questa riflessione si lega perfettamente a guarda-mi, opera esposta proprio nella sala del pozzo romanico di Palazzo Stella. La discesa nel pozzo diventa per Paola la discesa nella propria interiorità; il calco, il frammento di un corpo, di un identità, si arricchisce di dettagli preziosi, foglie d’oro, parole enigmatiche che parlano dell’artista stessa. 
Dunque uno sguardo ancora una volta circolare, che torna nel punto da cui è partito, come lo spazio ed il tempo del pozzo, come i sogni e le finzioni tra le rovine di Borges.

Alessandro Castiglioni
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Daily bread | 2015

#art#installation

Daily Bread nasce da una performance del 2012, in cui ho iniziato ad indagare il senso della crocifissione come antica e crudele pratica di supplizio  ancora così presente nella cultura iconografica contemporanea. Quest’opera genesi, che si è poi evoluta in un altro progetto, è rimasta incompiuta fino ad oggi che si trasforma in una vera e propria scultura; il corpo, pane quotidiano per una artista che fa della performance il suo principale nutrimento creativo, viene frammentato, spezzato e  poi ricostruito nella fragilità dei materiali per poi essere condiviso nella sua immensa potenza donandolo come cibo agli spettatori in piccoli frammenti. Come sempre, l’interazione del pubblico è parte integrante dell’opera. Un audio recita una poesia come fosse una preghiera.

Daily was born from a performance of 2012, when the artist began to investigate the meaning of the crucifixion as ancient and cruel practice of torture that is still so present in contemporary culture iconography. This work, developed in another project, remained unfinished until now that it turns into a sculpture; the body, daily bread for a performative artist, is split, then rebuilt in its fragility but shared in his great power. The public can eat the small fragment of body, ‘cause the interaction of people is a very important part of the work in the artistic research.

Croce in legno grezzo, frammenti di vetro con elaborazione fotografica stampata e ancorati, calchi in gesso, garza e resina, empatia, audio installazione e piatto di vetro con pane frammentato. 210×180 cm

Wooden cross , pieces of printed glass , plaster casts , gauze and resin , empathy , audio installation and  fragmented bread on dish . 210×180 cm

CRISTO BIANCO

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Sudario | 2012

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#art#performance#installation

Performance art video (5,22 min), audio installazione  (3,25 min) e oggetti performativi misti
Sudario: garza e gesso in teca 30x30x30 cm
Reliquia: tessuto nero su pannello in legno con copertura in plexiglass 156,5 x 56,5 cm
Video: performance art video, durata 5,22 min, fotografia di Francesca Fini
Contenitori oggetti performativi: vasi cilindrici in vetro h 40 Ø10 cm con acqua, aria, olio, garze e gesso

Ogni artista, accettando di vivere nella diversità che sente dentro, sceglie una nuova vita. La rinascita di una vita vocata, segue a quella morte temporanea che è intrinseca ad ogni vero e profondo cambiamento. Il sudario deterge la viscerale fatica di questo percorso. La performance, ripresa in video  diventa parte di un’installazione che racconta il momento successivo alla rinascita.La garza di lino e gesso sottende un respiro ritrovato: l’olio, la polvere e l’acqua la trasformano nel corpo pesante che viene strappato alla vita e depositato in 90 cm cubi di loculo trasparente: luogo dal quale si sceglie di andare oltre.

L’impronta umana, impressa sul tavolo nero e appesa, testimonianza dell’atto performativo avvenuto, rimane la reliquia bidimensionale di un nuovo culto di vita, di una vita vocata all’arte.

 “Come chi si trovi davanti alla Cena ad Emaus di Michelangelo Merisi di Brera, l’installazione Sudario, invita l’astante a partecipare all’intimità rituale del mistero vita-morte. Si comprende che bisogna andare oltre ciò che si guarda e affiorano così immediatamente gli aspetti simbolici, i riti taumaturgici, di chi come Paola Mineo, con la sua Touch Art, da anni sonda i meandri relazionali in cui la sua scultura plasmata sul corpo del modello diviene seconda pelle e al tempo stesso corazza e calco, ovvero documento fisico, di un passaggio, la cui memoria assume forme che rammentano porzioni di sculture classiche quasi fossero frammenti archeologici di un ricordo. Qui insieme alla videoartista performativa Francesca Fini, l’arte di Paola diviene altro: non è solo il risultato finale, quello scultoreo, ridotto a “reliquia contemporanea” ma è il processo creativo che la rappresenta, che diviene esso stesso opera d’arte. Paola accarezza la vita che palpita sotto le sue mani, in un atto di accudimento che diviene al tempo stesso accudirsi. Aver scelto il corpo di Francesca Fini, ovvero di un’artista, è un altro elemento che aggiunge valore a chi come Paola Mineo, senza pudore, svela il proprio atto creativo nel suo dialogo silenzioso fatto di gestualità religiose che inevitabilmente finiscono e muoiono per poi rinascere, meglio rivivere, in forma di residuo, di documento. Le porzioni di video frammentate e poi ricucite insieme non illudono al racconto: manifestano momenti residuali di ciò che possiamo cogliere nell’arte contemporanea. ”  

Marco Testa per Voci di Arte Contemporanea, MLAC, Roma

Paola Michela Mineo si definisce in un suo scritto «artista relazionale», perché, secondo lei, entrare in relazione con i suoi soggetti/oggetti artistici e con il pubblico è tra le ossessioni della sua ricerca. In effetti, le sue opere hanno a che fare con la scultura, con la performance, con la video-arte, ma non appartengono a uno specifico genere, poiché sono essenzialmente espressione di un «concetto» che prende vita tramite percorsi ogni volta nuovi, i quali hanno in se stessi la loro ragion d’essere. Certo, la sua prima vera intuizione artistica nasce con la realizzazione di «calchi», plasmando sui corpi nudi delle garze imbevute di gesso, che poi vengono staccate e sospese nell’aria, come dei «gusci», i quali recano impresse le tracce non solo delle singole membra, ma anche dei brividi spirituali suscitati nel soggetto durante la «liturgia» officiata dall’artista. Quest’ultima, infatti, tramite il proprio rituale, richiama alla superficie l’energia vitale contenuta nel corpo e la libera, eternandola in una posa strappata al contingente e offrendola così alla contemplazione degli altri.

Questo procedimento viene attuato anche in Sudario, come attesta il video che documenta le fasi di realizzazione dell’opera e ne diventa parte integrante: l’artista fa distendere la modella nuda su una tavola di legno rivestita di stoffa nera, cosparge il suo corpo di acqua e olio e poi lo riveste con la garza imbevuta di gesso, che si adatta alle forme della donna e ne conserva l’impronta quando viene rimossa e deposta in una teca di cristallo, come fosse un sudario. Nella performance, quindi, viene realizzata l’esperienza della «rinascita» dell’io, che si libera dai residui della materia per aprirsi a una vita nuova, alla stessa maniera in cui il Cristo risorto si libera del sudario che avvolgeva il suo corpo senza vita, per sconfiggere la morte ed entrare nell’eternità. Sulla stoffa nera, protetta da una copertura in plexiglass, rimane, come scrive l’artista, «la reliquia bidimensionale di un nuovo culto di vita, di una vita vocata all’arte».  

Cosimo Strazzeri per Il Corpo e l’Anima, Museo degli Ipogei, Trinitapoli

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Sguscio | 2012

#lifeportrait

Sgusciare fuori di sè, per potersi guardare dentro, in quel non luogo profondo, che spesso non si vuole scoprire. La garza, come una rete, raccoglie l’emozione di un momento performativo, il gesso la immobilizza per sempre e la fotografia, nata inizialmente solo come curiosa indagine emotiva, la documenta, diventando oggi parte integrante dell’opera. Sguscio racchiude la sintesi della mia ricerca. Permettere all’osservatore di far scorrere la seconda fotografia facendola avvicinare al calco è il mio modo per farlo diventare parte attiva di un atto performativo già avvenuto.

Volto, garza,gesso, resina ed empatia
Fotografia digitale su lambda e in stampa rho su plexiglass scorrevole

Face, gauze, plaster, resin and empathy
with digital rho print on plexiglass

155x82x20 cm

SAMSUNG

 

SGUSCIO 1SGUSCIO 3

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Suvada nel campo di Baranzate | 2013

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Milano_Spazio Oberdan

Milano_Spazio Oberdan

 

#project#ImpronteSfiorate#performance#installation

Suvada nel campo di Baranzate | 2013 
I.C.A.M., Istituto a custodia attenuata Madri, Carcere di San Vittore, Milano

 

Non mi capisci
Sono sola con il mio lungo pelo sul mento
Non permetterò di toccarlo
Ti darò la mia schiena
e non ricorderò il tuo nome
Vivere di espedienti è faticoso
Cerco un nido per riposarmi
Cerco un nido per riempire il mio vuoto
Sono la fotocopia di me stessa
Il freddo è penetrato dentro
E il calore è solo una fiaba
Nel campo di Baranzate.

Suvada nel campo di Baranzate racconta una fiaba. È questa il vero filtro con la fredda realtà quotidiana. La scultura è situata in un bosco ed offre le spalle. Poche sono le reali aperture, al di là di quei nidi che ospitano piccole fotocopie dei protagonisti della fiaba. Condividere, qui, è colorare: le immagini in fotocopia.

‘Suvada nel campo di Baranzate’ narrates a fairy tale. This is the real filter with cold daily reality. The sculpture is located in a wood with its back turned. There are few real openings, beyond those nests that host small photocopies of the protagonists of the fairy tale. Sharing, here, means colouring: photocopied images.

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Emina la scelta | 2013

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#project#ImpronteSfiorate#performance#installation

Emina la scelta | 2013 I.C.A.M. Istituto a custodia attenuata Madri, Carcere di San Vittore, Milano

video installazione e oggetti performativi misti 1 monitor, 1 specchio con scritte, 1 porta originale del carcered di S.Vittore, 1176 chiavi /video installation and performative mixed objects,1 monitors, 1 mirror, 1original door from S.Vittore prison, 1176 kyes

Perché qui
Gli errori sono passati
Eppure son qui
Ero già cambiata
Quando ho preso 
quella strada sbagliata
mi son sentita tradita
ora scelgo con le mie mani
quello che nessuno potrà capire
la chiave non aprirà mai quella porta
io la rompo perché
devo uscire

La scelta di Eminia è una scelta di fuga consapevole: non condivisibile, tuttavia non sfida la comprensione. La scultura suggerisce l’azione e la porta rotta ne è la conseguenza. Le chiavi sono le opportunità donate da altri, ma aprono porte diverse. Si è sempre soli nelle scelte come nel dolore e non si teme il giudizio.

‘La scelta di Eminia’ is a choice of conscious escape: that cannot be shared and yet does not challenge understanding. The sculpture prompts action and the broken door is the result. The keys are opportunities gifted by others, but they open different doors. One is always alone when making choices and fears no judgement.

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Silvana danza | 2014

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#project#ImpronteSfiorate#performance#installation

Silvana Danza | 2013 
I.C.A.M., Istituto a custodia attenuata Madri, Carcere di San Vittore, Milano

multiproiezione 2 video 6m, pedana modulare trattata con resina termosensibile rossa (60 quadrotte da 60x60cm) con 18 calchi di piedi
multiprojection 2 videos 6mmodular thermosensitive red floor (60 squared fragment of 60x60cm) with 18 casts of feet

Raccontare una storia non è sufficiente, condividerla è un po’ come viverla in prima persona. Nell’installazione Danza di Silvana, le foto documentano la chiusura e l’imbarazzo a raccontarsi anche attraverso il contatto corporeo. Le sculture in gesso sono la forma di quel contatto. La danza e la musica nei video si fanno tramite di comunicazione. La pavimentazione termosensibile crea un momento di condivisione con il pubblico che, per qualche istante a piedi nudi, lascerà la propria impronta nell’opera stessa.

 It’s not sufficient to tell a story, sharing it is a little like experiencing it personally. In the installation ‘Danza di Silvana’, the photographs document the closure and the embarrassment at describing oneself also through bodily contact. The plaster cast sculptures are the form of that contact. The dance and the music in the videos are the go-between in communication. The heat-sensitive flooring creates a moment of communion with the public that, for just an instant, bare-footed, leaves its mark on the work itself.

Il suono è un ricordo che viene da lontano
Il tempo è scandito da momenti sempre uguali
Che come note piano solleticano la mente
che si libera compiaciuta
di una nuova condizione d’attesa
fin ora celata con discrezione per non ferire gli altri.
Pronta sono pronta
e un passo segue l’altro
rincorrendo i propri viaggi
sorvolando sugli errori
non vi lascerò più soli
e non mi posso più fermare.
Balla con me
non ti potrai più fermare.

 

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Alter ego | 2014

Milano_Spazio Oberdan

Milano_Spazio Oberdan

#project#ImpronteSfiorate#performance#installation

Alter ego | 2013 I.C.A.M. Istituto a custodia attenuata Madri, Carcere di San Vittore, Milano

video installazione e oggetti performativi misti
5 monitor, 8 specchi, 8 calchi sospesi e immagini del pubblico in visita ala mostra
video installation and performative mixed objects,
5 monitors, 8 mirrors, 8 plaster casti and Images of the public visiting the exhibition: 

È il tuo lavoro
Per questo ti sono grata
Ma non potrai mai
essere me … per sempre.

L’ installazione Alter Ego, mette in contatto gli operatori dell’ICAM con le detenute: nei video, le donne appongono il calco del proprio viso sul volto dell’educatore. Sentirsi e farsi sentire per un istante, all’unisono, nel corpo dell’altro, muta in modo indelebile la prospettiva relazionale. Tutti indossiamo maschere per comunicare con gli altri, non le detenute, che devono servirsi di un Alter Ego. Le sculture dei loro volti, per la prima volta possono essere indossate dal pubblico che potrà guardarsi riflesso in uno specchio… “Ma non potrò mai essere te”.

The final installation, ‘Alter Ego’, concludes the itinerary of the exhibition ‘Impronte Sfiorate’. It places the educators into contact with the detainees: in the video, the women put the mould of their own faces onto the faces of the educator. Feeling and being made to feel, just for an instant, as one, in the body of the other, indelibly changes the relational perspective. We all wear masks in communicating with others, but not the detainees, who have to make use of an Alter Ego. The public can wear the sculpture of their faces, for the first time, with each person looking at oneself reflected in a mirror … “But it can never be you”.

 

 

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Marina maternità |2014

 

Marina maternità | dettaglio

Marina maternità | dettaglio

Marina maternità

Marina maternità

Ti darò ciò che non ho mai avuto
Sarò padre e madre
Zii e nonni
ti farò giocare
ti sazierò
ti accudirò
ti amerò come posso
ti appagherò
sarò al tuo fianco
non ti abbandono

Marina Maternità obbliga a una regressione, al ricordo di un non ricordo. Tutti lo abbiamo vissuto, nessuno lo ha scolpito nella propria memoria. Si entra in un utero, per riscoprire il senso ludico di un atto d’amore e percepirne l’emozione attraverso l’udito. Quattro sculture, quattro maternità scandiscono dieci anni di una vita surreale, alla ricerca di un’infanzia mai vissuta che si vorrebbe ricordare.

‘Marina Maternità’ compels one to undergo a regression, the memory of a non-memory. We have all had this experience; no one has engraved it in one’s own memory. One enters a ‘uterus’ to rediscover the playful sense of an act of love and feel the emotion through hearing. Four sculptures, four pregnancies pronounce ten years of a surreal existence, in search of a childhood never experienced that one would like to remember.

 

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Grazie | 2013

#art#sculpture

Donne, empatia,garze, gesso e resina su basamento in acciaio lucido
55 x 25 x 25 cm

Le donne.
Le donne si parlano, si ascoltano.
Si osservano, imparano le une dalle altre.
Emulano e guidano.
Le donne leader.
Le donne Madri.
Le donne Mogli.
Le donne solidali,
Le donne amiche.
Le donne che trasformano la competizione in confronto, per migliorare, crescere evolvere.
Le donne resilenti, che scelgono e portano avanti con tenacia pensieri ed azioni.

Le donne che si concedono di essere fragili, perchè solo parlandone sanno che poi…andrà subito meglio.

grazia-1 grazia-2

 

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Crocifissione DCA | Obesità | 2012

#project

(o crocefissióne) s. f. [dal lat. tardo crucifixioonis, der. di crucifigĕre «crocifiggere»].
Antica forma di supplizio in uso nella Roma repubblicana per l’esecuzione capitale ;consisteva nel legare o inchiodare il condannato a una croce o ad un palo, lasciandovelo morire.

Crocifiggere la dipendenza è un proclamo di libertà della mente dalla mente.
Il progetto è un indagine psico fisica sulle dipendenze umane e su come siano in grado di trasformare, degenerandolo, il corpo fino a portarlo, in alcuni casi, alla morte.
La prima indagine riguarda i i disturbi del comportamento alimentare.

Obesità, anoressia e bulimia

1. L’obesità psicogena è una dipendenza.
Il cibo è la soluzione alle difficoltà del vivere, l’anestetico al dolore che si ha dentro.
Il grasso la barriera difensiva per proteggersi.
Può il Re tiranno che assedia la mente
abdicare la corona?

 


(or crucifixion) s. f. [from Latin crucifixioonis, der. crucifigĕre «crucify»].
Ancient form of torture used in the Roman Republic for the execution, it was to tie or nail the condemned to a cross or a pole, leaving him die.

Crucify addiction is a proclaimed freedom of the mind from the mind.
The project is a psycho physical investigation on dependencies and how they are able to transform the body untill kill it.
The first investigation concerns the eating disorders.

Obesity, anorexia and bulimia

1.Psychogenic obesity is an addiction.
The food is the solution to the difficulties of life, the anesthetic to the pain you have inside.
Fat defensive barrier to protect themselves.
Can the tyrannic King who besieging the mind abdicate the crown?

CROCIFISSIONE_1  CROCIFISSIONE_1a  CROCIFISSIONE_2

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Sempre sabbia è | 2012

#art#sculpture

Sempre sabbia è nasce da una riflessione sul cammino. Proprio e altrui, su come si intersecano, sulla capacità che ognuno ha di disegnare o valicare i confini,su ciò che permettiamo a chi cammina vicino a noi, sopra di noi o al nostro fianco.
Il calco, con la sua catarsi, racchiude il senso del saper fermarsi e ricominciare, del correre o rallentare, per imparare ad aspettare o non tornare indietro mai;l’impronta rimane impressa nella sabbia, per ricordare quel momento dal quale andare oltre, di nuovo.
La prima opera di questa serie è dedicata all’amica chi mi ha insegnato il senso del cammino.

Piede, garza gesso e sabbia calpestata in  scatola di plexiglass
34x34x35 cm

 

Sempre sabbia è was born from a reflection on the own and others way.
Everyone has the ability to draw or cross the borders, on what we allow those who walk beside us, above us or beside us.
The cast, with its catharsis, encloses the sense of being able to stop and start, to run or slow down, to learn to wait or not to go back ever, the imprint remains etched in the sand, to remember that moment … from which go further, once again.
The first work in this series is dedicated to her friend who taught me the meaning of the journey.

Foot, gauze, plaster and sand in a box of plexiglass.

ANTEPRIMA   2012-01-13 08.04.24   2012-01-13 08.07.03

 

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Fuori di me | 2011

#lifeportrait

calco 63x50x20 cm, stampa lambda, dibond e plexiglass 100x70cm

plaster cast 63x50x20 cm, lambda print , dibond and plexiglass 100x70cm

FUORI DI ME_0  FUORI DI ME_1  FUORI DI ME_2

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Tell me | 2011

#lifeportrait

donna, garze, gesso e resina con fotografia digitale su plexiglass

woman, gauze, plaster e resin with digital rho print on plexiglass

50x35x35 cm, 50x65x8 cm

TELL ME

TELL ME ANTE

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